Dietary Guidelines for Americans 2025-2030: la svolta proteica divide gli esperti

Le nuove linee guida puntano sulla qualità degli alimenti e sul ritorno al “cibo vero”. L’analisi della nutrizionista Elisabetta Bernardi

Roma, 19 gennaio 2026 – Le Dietary Guidelines for Americans 2025-2030 hanno innescato un vivace dibattito che va ben oltre i confini degli Stati Uniti. Il documento, pubblicato di recente, propone un cambio di paradigma significativo nella nutrizione pubblica americana, spostando l’attenzione dalla demonizzazione di specifiche categorie alimentari alla qualità complessiva della dieta.

Al centro della discussione, elementi comunicativi che hanno catalizzato l’attenzione mediatica: una piramide alimentare rovesciata, il concetto di “real food” e una maggiore apertura verso gli alimenti di origine animale. Scelte che hanno generato reazioni contrastanti tra gli esperti di nutrizione a livello internazionale.

Un cambio di paradigma per un’emergenza sanitaria

Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista, specialista in scienze dell’alimentazione e docente di Biologia della nutrizione presso l’Università degli Studi di Bari, inquadra le nuove linee guida nel loro contesto: “Rappresentano un cambio di paradigma nella nutrizione pubblica statunitense. Superano la tradizionale demonizzazione degli alimenti di origine animale e spostano l’attenzione sulla qualità complessiva della dieta e sulla riduzione drastica dei prodotti ultra-processati”.

Il punto cruciale, secondo l’esperta, riguarda il contesto in cui nascono queste raccomandazioni. Negli Stati Uniti oltre il 40% degli adulti è obeso, il 10% è classificato come super obeso e circa il 60% delle calorie proviene da alimenti industriali altamente trasformati, contro il 13% dell’Italia.

“Il problema non è l’eccesso di carne o di cibi tradizionali, ma la sostituzione progressiva degli alimenti veri con surrogati industriali ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale”, sottolinea Bernardi.

Il focus sulle proteine: novità e implicazioni

Una delle novità più rilevanti delle nuove linee guida riguarda l’indicazione di un fabbisogno proteico più elevato: 1,2-1,6 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Un obiettivo che supera la tradizionale RDA (dose giornaliera raccomandata) considerata come semplice soglia anti-carenza.

“Oggi sappiamo che un apporto proteico adeguato contribuisce non solo a mantenere la massa muscolare, ma anche a migliorare il controllo del peso, la funzionalità metabolica e la qualità dell’invecchiamento”, spiega la nutrizionista. “Le DGA recepiscono queste evidenze scientifiche, pur richiedendo cautela nella loro applicazione individualizzata in base a età, funzione renale e livello di attività fisica”.

Le proteine animali assumono in questo contesto un ruolo centrale. Carne, pesce, uova e latticini vengono riconosciuti come fonti di proteine ad alto valore biologico, facilmente biodisponibili e ricche di micronutrienti essenziali come ferro, zinco e vitamina B12.

La questione dei latticini interi e dei grassi saturi

Le nuove linee guida promuovono anche i latticini interi, una scelta che Bernardi considera condivisibile se inserita in un quadro di moderazione. “I latticini interi senza zuccheri aggiunti apportano proteine, calcio, vitamine liposolubili come la D, e hanno un elevato potere saziante”, osserva l’esperta.

La chiave, secondo Bernardi, sta nella “matrice alimentare”, quell’architettura che modula il rilascio dei nutrienti e ne cambia gli effetti biologici. I globuli di grasso del latte, ad esempio, contengono una membrana che fornisce fosfolipidi e proteine con effetti positivi su sistema immunitario, sviluppo cerebrale e salute intestinale.

Sul tema dei grassi saturi, le linee guida mantengono il limite del 10% delle calorie totali, ma con un approccio più sfumato rispetto al passato. “La ricerca oggi distingue tra alimenti, matrici alimentari e stili di consumo. Burro, carne e latticini possono far parte di una dieta sana se consumati con buon senso e varietà”, precisa la nutrizionista.

La battaglia contro gli ultra-processati

Probabilmente il messaggio più potente del documento riguarda la riduzione degli alimenti ultra-processati. “Ridurre snack, dolci iperzuccherini, bevande zuccherate e prodotti altamente formulati significa agire alla radice su obesità, diabete e infiammazione cronica”, afferma Bernardi.

In questa prospettiva, alimenti come carne fresca, uova, pesce, latticini semplici e legumi vengono presentati come esempi di “real food” che aiutano a costruire pasti sani e nutrienti.

Rilevanza per il contesto italiano

Pur essendo pensate per la realtà americana, le nuove linee guida offrono spunti di riflessione anche per l’Italia, dove l’obesità infantile è in aumento e l’adesione reale alla dieta mediterranea risulta molto bassa.

“Le DGA non vanno né imitate automaticamente né respinte per riflesso ideologico, ma comprese come il tentativo di correggere una traiettoria che ha portato a uno dei maggiori fallimenti di salute pubblica del mondo occidentale”, conclude Bernardi. “Il nostro patrimonio è la dieta mediterranea, che integra già proteine animali, vegetali, cereali e grassi di qualità. Il messaggio utile delle DGA è valorizzare le proteine, anche animali, come parte di un’alimentazione equilibrata”.

Il messaggio di fondo

In sintesi, le Dietary Guidelines for Americans 2025-2030 propongono un approccio pragmatico alla nutrizione: uscire dagli slogan ideologici, tornare ai cibi veri, valorizzare le proteine di qualità includendo quelle animali, ridurre drasticamente i prodotti ultra-processati e tornare a cucinare pasti completi e nutrienti.

Un messaggio che, al di là delle polemiche, invita a una riflessione più ampia sul rapporto tra alimentazione, salute pubblica e modelli di consumo nella società contemporanea.


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