Dal 20 al 26 aprile, nel cuore del quartiere Isola, torna uno degli appuntamenti più interessanti della Milano Design Week: il Bravery Bar, il format firmato da AD Education Italia che, alla sua quinta edizione, sceglie di interrogare il futuro del progetto italiano con un tema tutt’altro che ornamentale: “NIMI – La Nuova Intelligenza del Made in Italy”. Ospitato negli spazi della Fondazione Riccardo Catella, all’interno del 10° Isola Design Festival, il progetto si presenta come una piattaforma aperta di confronto tra scuole, imprese e istituzioni, con l’ambizione di trasformare il Fuorisalone in un laboratorio reale di visioni, pratiche e prototipi.
Più che un evento collaterale, il Bravery Bar si conferma come un osservatorio sul design in tempo reale. Nato nel 2022 e oggi giunto alla quinta edizione, il format è promosso da IAAD, Accademia Italiana e SAE Institute, scuole di alta formazione del network internazionale AD Education, che riunisce 21 istituti, 77 sedi e oltre 42.000 studenti nei campi delle arti creative e del design. La domanda al centro di questa edizione è chiara: quale intelligenza serve oggi al Made in Italy per evolvere senza perdere la propria identità? Una questione che attraversa non solo la progettazione, ma anche il rapporto tra tradizione, innovazione e responsabilità culturale.
Il progetto NIMI si inserisce in questo scenario come un dispositivo culturale e strategico: non un semplice titolo tematico, ma una piattaforma che mette in relazione formazione, ricerca, industria creativa e istituzioni. Presentato lo scorso 4 marzo al Parlamento Europeo di Bruxelles, NIMI è stato concepito per costruire una rete permanente di collaborazione e per dare vita a un osservatorio sulle nuove tecnologie applicate al design, con l’obiettivo di rendere il Made in Italy non una formula nostalgica, ma un sistema vivo, capace di rinnovarsi senza tradire la propria matrice. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso Next Generation EU, nell’ambito del PNRR, e vede Accademia Italiana come capofila.
La scelta della Fondazione Riccardo Catella non è casuale. In via Gaetano de Castillia 28, tra una sala interna di 250 mq e un giardino urbano di 300 mq, il Bravery Bar si espande come spazio ibrido: luogo di incontro, area espositiva, officina temporanea e terreno di sperimentazione. Qui, per tutta la settimana del Fuorisalone, il pubblico potrà assistere a un processo creativo aperto, dove il design non si mostra solo nel risultato finale, ma nel suo farsi: tra brief, ricerca, confronto e restituzione pubblica.
Il cuore pulsante dell’edizione 2026 sarà infatti il programma di workshop aperti al pubblico, in calendario dal 20 al 26 aprile, che coinvolgerà centinaia di giovani designer del network AD Education. Gli studenti lavoreranno a stretto contatto con alcune delle realtà più rappresentative del Made in Italy contemporaneo, tra cui Alcantara, Abet Laminati, Clementoni e Sustainera (Stellantis), oltre a Conserve Italia – brand Derby Blue. Il format punta a superare la dimensione teorica della didattica per trasformarsi in un vero banco di prova: un luogo in cui le aziende affidano sfide concrete e i giovani progettisti rispondono con visioni, scenari e proposte applicate.
Il calendario entra nel vivo dal 21 al 25 aprile con cinque workshop tematici. Si parte con “The Art of RE-USE”, sviluppato con Sustainera, la divisione di Stellantis dedicata all’economia circolare: un invito a reinterpretare materiali automotive di alta qualità — come pelli di selleria, tessuti tecnici e cinture di sicurezza — trasformandoli, attraverso pratiche di upcycling, in nuovi oggetti di design e lifestyle. Segue “The Perfect Serve” con Derby Blue, focalizzato sulla ridefinizione del momento di consumo analcolico e sull’esperienza di brand nel punto vendita. Poi Abet Laminati con “Superfici che raccontano”, un’indagine sul laminato come materia narrativa, tra luce, texture e percezione; Alcantara con “L’Anima delle Superfici: Abitare il Domani”, dedicato a spazi progettati per diventare più umani, accoglienti e sensoriali; e infine Clementoni, con un workshop che guarda all’installazione audiovisiva site-specific tra ambienti 3D, motion design, sound design e contenuti generati con strumenti di intelligenza artificiale.
È qui che il Bravery Bar mostra la sua forza: non tanto nell’ennesima celebrazione del design italiano, quanto nella sua capacità di rendere visibile il processo. In una Design Week spesso dominata da installazioni spettacolari e narrazioni già concluse, questo format sceglie invece di esporre il cantiere, il dubbio, l’attrito tra materiali, vincoli industriali e intuizione creativa. E lo fa mettendo in scena tre forme di intelligenza che, secondo il progetto NIMI, devono imparare a convivere: quella della mano, custode dei saperi artigianali; quella sociale, fatta di relazioni e co-progettazione; e quella artificiale, non come scorciatoia, ma come strumento critico per ridefinire possibilità e linguaggi.
Ad aprire ufficialmente il programma sarà, lunedì 20 aprile alle 17.30, la presentazione istituzionale del progetto, seguita dal vernissage della mostra immersiva firmata da Truly Design, collettivo artistico torinese noto a livello internazionale per il suo linguaggio visivo tra illusioni ottiche, grandi dipinti, installazioni tridimensionali e interventi site-specific. Le opere resteranno in esposizione per tutta la durata del Bravery Bar, trasformando la Fondazione Catella in una galleria esperienziale dove arte urbana, design e sperimentazione dialogano senza gerarchie.
Accanto al programma principale, troverà spazio anche “Makin’ Italy”, la mostra itinerante curata da Lucrezia Nardi, che racconta un Made in Italy non come marchio immobile, ma come organismo in trasformazione. Dopo le tappe di Firenze, Bologna, Colonia, Varsavia, Belgrado, Bruxelles e Torino, la mostra arriva a Milano con progetti ibridi e multidisciplinari firmati dalle scuole partner del network, rafforzando ulteriormente l’idea di una filiera culturale in cui la formazione non segue l’industria, ma contribuisce a riscriverne l’immaginario.
Nel rumore di fondo del Fuorisalone, dove il rischio è spesso quello di confondere la visibilità con la rilevanza, il Bravery Bar 2026 prova a fare qualcosa di più raro: spostare il focus dall’oggetto al metodo, dalla vetrina al pensiero, dalla forma al sistema che la genera. “NIMI – La Nuova Intelligenza del Made in Italy” non è allora soltanto il tema di un’edizione, ma una dichiarazione di intenti: il design italiano, se vuole restare davvero contemporaneo, deve tornare a interrogarsi su come produce, con chi produce e per quale idea di futuro. E forse, proprio qui, tra giovani talenti, aziende e ricerca, si intravede una delle risposte più convincenti di questa Milano Design Week.
