Il caso degli amanti ripresi dalla “kiss cam” durante il concerto dei Coldplay, non è un problema di privacy.
Il caso dei colleghi della società Astronomer pizzicati in atteggiamento intimo durante il concerto dei Coldplay a Boston (e la scoperta che entrambi stavano tradendo i rispettivi coniugi, con tutte le conseguenze pesantissime per entrambi: dimissioni, gogna pubblica ecc.) può offrire riflessioni importanti sul futuro di tutti noi. Già, perché tolta la parte di gossip, tolti i meme e la questione di immagine per la azienda in questione, resta un grande tema di cui poco si è parlato: la trasparenza delle informazioni riguardanti la propria sfera privata in pubblico.
In molti, commentando l’episodio dal punto di vista privacy, hanno sollevato tre argomentazioni: il GDPR non si applica, si trattava di un evento pubblico e, in fase di acquisto del biglietto, era indicata la possibilità di riprese video a fini di intrattenimento e sicurezza. Ammettiamo pure che tutto questo sia vero – anche se trovare oggi quell’informativa specifica non è semplice – il punto resta un altro: ancora una volta si scarica sull’utente l’onere di leggere (e comprendere) documenti lunghi, tecnici e difficili da reperire. Ma possiamo davvero parlare di trasparenza?
Una comunicazione trasparente è, per esempio, quella – secondo quanto riportato dal Corriere della Sera – che il cantate Max Pezzali ha fatto prima del suo concerto: “Attenzione a chi baciate, potreste essere ripresi”. Semplice, diretto, comprensibile. Altro che informativa da 12 pagine in corpo 8. Il punto, quindi, non è solo la privacy in sé, ma la trasparenza, quella vera. La stessa che viene messa in discussione nella terza stagione di Black Mirror (“Joan Is Awful”), dove la protagonista scopre di essere inconsapevolmente diventata un personaggio di una serie Netflix. Quando chiede spiegazioni, l’avvocato le risponde: “Era tutto nei Termini e Condizioni. Non li hai letti? Problemi tuoi”.
Sembra passare l’idea che, se una cosa è scritta nei T&C (termini e condizioni, ndr), allora vale tutto. Ma non è così. La normativa europea, ad esempio, attribuisce alla trasparenza un valore centrale: non basta che un’informazione sia scritta, dev’essere anche comprensibile e facilmente accessibile. Altrimenti non è valida. E le sanzioni possono essere anche molto elevate. Forse è arrivato il momento di ripensare radicalmente il modo in cui forniamo informazioni agli utenti. Estrarre i concetti principali, semplificarli, renderli chiari. In questo senso, anche l’intelligenza artificiale può essere un’alleata preziosa.
Il cosiddetto legal design, la scrittura dei documenti legali in forma chiara, si è rivelato finora un ideale difficile da raggiungere. E allora, in attesa che le cose cambino davvero, conviene farci furbi: leggere (quando possibile) i T&C, farci aiutare dalla tecnologia… o almeno evitare di tradire le nostre “dolci metà” sotto l’occhio indiscreto di una telecamera in mondovisione.
