Da Netflix alle periferie: “Frankenstein” diventa teatro di comunità a Milano

Dal primo novembre prende il via il tour gratuito di “Frankenstein – The Mary Shelley Picture Show”, spettacolo inclusivo con 80 cittadini-attori che porta il teatro nei quartieri popolari del capoluogo lombardo.

MILANO – Mentre Frankenstein di Guillermo del Toro raccoglie consensi sulla piattaforma Netflix, riportando all’attenzione del grande pubblico il classico di Mary Shelley e la riflessione sull’imperfezione umana, una diversa versione del mito prende forma nelle periferie milanesi. Si tratta di Frankenstein – The Mary Shelley Picture Show, produzione di Minima Theatralia diretta dal duo Duperdu (Marta M. Marangoni e Fabio Wolf), che dopo il debutto alla Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini torna in scena con un tour gratuito tra piazze, oratori e spazi di aggregazione cittadini.

“Nel film di Del Toro, come nel nostro spettacolo, il mostro non fa paura: è lo specchio delle nostre fragilità”, spiegano i registi. “In scena ogni corpo, ogni voce e ogni storia trovano posto. Perché mostro è solo un altro modo per dire umano”.

Un cast di 80 attori tra teatro sociale e professionismo

Il progetto riunisce 80 cittadini-attori di età compresa tra i 5 e gli 80 anni, con abilità, provenienze e identità diverse, affiancati da artisti professionisti come Rajae Bezzaz. Lo spettacolo include anche contributi video di Cristina Crippa ed Elio De Capitani nei ruoli dei genitori di Mary Shelley, oltre alle apparizioni di Loris Fabiani e Ginestra Paladino, che rievocano la celebre sfida letteraria lanciata da Lord Byron nell’estate del 1816, dalla quale nacque il romanzo Frankenstein o il Moderno Prometeo.

La colonna sonora originale, composta da Fabio Wolf ed eseguita dall’Orchestra Inclusiva Esagramma, crea un collegamento emotivo tra narrazione e performance musicale. La regia di Marta M. Marangoni trasforma la diversità del cast in linguaggio scenico, mentre la drammaturgia partecipata di Francesca Sangalli intreccia elementi autobiografici e letterari, portando in scena storie di fragilità e rinascita.

Un elemento distintivo della produzione è rappresentato dai costumi e dalle scenografie, realizzati nella costumeria sociale Sunomi utilizzando materiali di recupero e cerniere raccolte nei quartieri del Nord Milano, a simboleggiare ferite e ricuciture, corpi e comunità che si ricompongono.

Le tappe del tour

Il tour prosegue venerdì 28 novembre alle ore 21:00 al Mezzanino Dateo con il Clown Gala del Collettivo Clown, per concludersi giovedì 18 dicembre alle ore 17:00 presso l’Oratorio della Chiesa dell’Annunciazione di Affori. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Fondazione Alia Falck e Comune di Milano, e vede la partecipazione di Orchestra Inclusiva Esagramma, Collettivo Clown e Coro Ipazia.

Teatro come strumento di rigenerazione urbana

Se nel Frankenstein di del Toro la Creatura si ribella contro l’isolamento, nella versione dei Duperdu è la comunità stessa a rigenerarsi attraverso il teatro. Un esperimento di arte partecipativa che nasce dal territorio e restituisce voce a chi spesso rimane ai margini della scena culturale cittadina.

Come recita il verso di Lord Byron, citato sia nel film che nel progetto teatrale: “Il cuore si spezzerà, ma continuerà a vivere anche da spezzato”. È questa la cifra del Frankenstein dei Duperdu: un’umanità che, pur nella sua fragilità, trova forza nella condivisione e nell’arte come strumento di inclusione sociale.

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