Dal 6 al 10 maggio 2026, lo spettacolo scritto e diretto da Leonardo Petrillo, produzione Teatro Biondo di Palermo, porta in scena una lettura radicalmente nuova di Giuda Iscariota
C’è un uomo che da duemila anni attende una riabilitazione. Si chiama Giuda Iscariota, e da secoli porta il peso di un’etichetta — “il traditore” — che lo ha trasformato in simbolo universale del tradimento, in monito morale per l’intera umanità. È a lui che Leonardo Petrillo dedica Stand Up for Giuda, uno spettacolo che sceglie deliberatamente il punto di vista dello sconfitto, del condannato, di colui che non ebbe nemmeno il tempo di assistere alla resurrezione.
In scena, a dare corpo e voce a questa figura scomoda, c’è Ettore Bassi, in un solo atto che la produzione del Teatro Biondo di Palermo porta nelle sale dal 6 al 10 maggio 2026.
Una drammaturgia nata dal dubbio
A raccontare la genesi del progetto è lo stesso Petrillo, che firma sia il testo che la regia: «Avevo molti dubbi prima di iniziare a scrivere un testo su Giuda, un personaggio misterioso e controverso, del quale conoscevo poco». Un punto di partenza, quello dell’incertezza, tutt’altro che casuale: è lo stesso dubbio che, secondo la sua rilettura, animava Giuda prima di seguire Gesù. Un uomo razionale sedotto da un visionario — amens, pazzo, in latino — che alla fine decide di smettere di ragionare e di ascoltare il cuore.
Nella visione di Petrillo, Giuda non tradisce per cupidigia né per calcolo, ma per amore. Convinto che Gesù fosse davvero il Figlio di Dio, e che il tradimento fosse il gesto necessario affinché si compisse il disegno divino, Giuda avrebbe agito come un atto di fede assoluta, la più dolorosa delle prove d’amore. «Lo amò più di tutti gli altri apostoli», scrive Petrillo, «arrivando a tradirlo, affinché potesse compiersi il disegno divino».
Il tradito che si sente tradito
Il nodo drammaturgico più originale dello spettacolo è il ribaltamento della prospettiva: non è Gesù ad essere tradito, ma Giuda. Quando Cristo muore senza ricorrere ai propri poteri soprannaturali, è l’Iscariota a sentirsi abbandonato, ingannato. In quell’istante crolla ogni certezza: Gesù torna ad essere, agli occhi di Giuda, semplicemente un uomo — un mitomane, un povero pazzo che lo ha costretto a condannarlo per nulla.
E il mistero della resurrezione, che avrebbe potuto chiarire tutto, arriva troppo tardi. Giuda si è già tolto la vita, distrutto dal rimorso. Gli altri apostoli ricevono la rivelazione; lui no. Questo, secondo Petrillo, è lo spartiacque definitivo tra Giuda e il resto del mondo cristiano.
Un processo che dura da duemila anni
Stand Up for Giuda si configura dunque come una sorta di arringa difensiva, un atto di ribellione di un uomo che si sente «ingiustamente discriminato da secoli» contro quella che Petrillo definisce «coscienza globale collettiva». Uno spettacolo che non assolve né condanna, ma che chiede allo spettatore di sospendere il giudizio e ascoltare l’altra versione dei fatti.
Con un riferimento finale alle parole di Papa Francesco — orgoglio, cupidigia e vanità come radici del male — lo spettacolo apre a una prospettiva di redenzione collettiva: la condanna di Giuda non sarà eterna. Finirà quando l’umanità saprà liberarsi dal pregiudizio.
Informazioni pratiche
Stand Up for Giuda è in scena dal 6 al 10 maggio 2026. Gli spettacoli serali (mercoledì–sabato) hanno inizio alle 20.30; la replica domenicale del 10 maggio è fissata alle 16.00.
Biglietti: intero 22 € | ridotto (under 30, over 65) 16 € | convenzioni (università, scuole di teatro, Desidera Card) 10 € — acquistabile solo in cassa.
Acquisto sul sito del Teatro Oscar.
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