“Ritorno al tratturo” in anteprima al BIF&ST: dal 29 aprile nei cinema il documentario sulle aree interne con Elio Germano

Il Molise come specchio d’Europa. È questa la scommessa di Francesco Cordio con il suo nuovo documentario, presentato fuori concorso alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film & TV Festival nella sezione “Per il cinema italiano”.

Ritorno al tratturo, prodotto e distribuito in modo indipendente da Own Air, arriverà nelle sale italiane dal 29 aprile 2026. Al centro del film, un viaggio nelle aree interne della regione con la partecipazione straordinaria di Elio Germano – attore di origini molisane – e del ricercatore territorialista Filippo Tantillo.

Un sentiero come metafora

Il titolo rimanda al tratturo, l’ampio sentiero erboso – largo circa cento metri e lungo centinaia di chilometri – storicamente percorso dai pastori durante la transumanza. Per secoli ha connesso le popolazioni d’Europa con quelle del Mediterraneo. Nel film diventa il filo narrativo di un viaggio che attraversa Frosolone, Pietracupa e le montagne dell’Iserniato e del Campobasso, dove Germano incontra contadini, allevatori, artigiani, librai, studenti e ristoratori.

Accanto a lui Filippo Tantillo e Silvia Di Passio, community manager delle aree interne, impegnati nel documentare le possibili trasformazioni di territori che, pur rappresentando oltre la metà dei comuni italiani, ospitano appena il 20% della popolazione nazionale. L’85% di questi comuni conta meno di 5.000 abitanti, con problemi strutturali di spopolamento, emigrazione giovanile e carenza di servizi essenziali.

Una questione politica, non solo paesaggistica

Cordio non nasconde la lettura politica del progetto. «Ritorno al tratturo è un film che sento profondamente politico», ha dichiarato il regista a margine della proiezione barese. «Racconta persone che scelgono di restare in luoghi che qualcuno ha già deciso di far svuotare e morire». Il cineasta ha anche ricordato il legame affettivo con il Cinema Galleria di Bari, dove nel 2013 aveva presentato Lo Stato della follia, il suo primo documentario politico di rilievo.

Tantillo inquadra il tema in una prospettiva continentale: il fenomeno della marginalizzazione delle aree interne non è solo italiano, ma accomuna la España vaciada, i territoires oubliés francesi e molte altre realtà europee che insieme coprono più della metà del territorio del continente.

Forma e contenuto

Il titolo è un omaggio – e insieme una rovesciamento – a Ritorno al futuro di Robert Zemeckis (1985): non un viaggio in avanti verso la velocità, ma un ritorno a una dimensione più lenta e sostenibile. Sul piano stilistico, il documentario intreccia immagini, parole e musica in una narrazione che il regista definisce «poetica e politica insieme».

La colonna sonora si avvale del brano Vento, scritto da Luca Bussoletti e Leonardo Polla De Luca e interpretato da Lavinia Mancusi, già disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il vento vi simboleggia una forza trasformatrice e un senso di appartenenza collettiva che supera l’isolamento geografico.

Aree interne: i numeri di un’Italia dimenticata

Il documentario restituisce voce a quell’Italia composta da circa 13 milioni di persone che abita il 60% del territorio nazionale, ma che fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico. A questi territori sono destinati centinaia di milioni di euro tra fondi nazionali, europei e PNRR: risorse significative che il film intende contribuire a rendere più visibili e comprensibili all’opinione pubblica.

Ritorno al tratturo è un’idea originale di Francesco Cordio, Elio Germano e Filippo Tantillo.

Per informazioni su dove guardarlo: https://ownair.it/ritorno-al-tratturo/

Guarda il trailer sul nostro Instagram: https://www.instagram.com/reel/DWWcvrLggah/?igsh=MXNzYjM5Z3p5MDBsdw==

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